Nuovo CHT dall'Italia

Jan Tedder and Martina Gregoris, Nuovo CHT
Il percorso di formazione Hug Your Baby mi è stato proposto all’interno della formazione continua come CIMI. Essendo anche educatrice zero-tre anni, counsellor per l’intero ciclo di vita e mamma, ho scelto di frequentare proprio questo corso perché si rivolgeva ad un aspetto che rilevo sottovalutato: la comunicazione all’interno della relazione genitore-neonato.
Premesso che è impossibile non comunicare, in realtà la gran parte delle persone non è abituata/allenata ad ascoltare. Questo è tanto più vero per quello che riguarda l’ascolto e la comprensione del neonato, perché a meno che uno non si occupi di primissima infanzia per scelta, difficilmente conosce il “neonato”; e, di per certo, anche se mamma in gravidanza può avere qualche intuizione sul temperamento del proprio figlio, entrambi i genitori fanno la sua conoscenza solo dopo il parto. E in quei primi, importantissimi istanti, passate le due ore di imprinting e possibilmente di pieno contatto, si giocano le basi per una buona relazione futura, dove tutti gli attori in gioco si trovano a relazionarsi con un nuovo altro da sé, nonché con un nuovo sé. Inerente a ciò, il fatto che il corso HUG prepari e formi professionisti in grado di sostenere i genitori nell’aiutare e sostenere il proprio bambino, nell’individuare e quindi riconoscere e rispondere adeguatamente ai suoi bisogni, nello scoprire che il neonato è davvero molto diverso da un adulto, rientra nella mia ‘missione’ di professionista della relazione d’aiuto, e avevo la necessità di integrare queste informazioni per arricchire le mie conoscenze e i miei strumenti di lavoro.

Classe "HUG Your Baby" a Udine
I bisogni dei genitori, paradossalmente, rispecchiano abbastanza fedelmente quelli del neonato, anche se richiedono un’integrazione di livello diverso e un’uso della razionalità decisamente maggiore! Infatti ho riscontrato il bisogno di riconoscimento del proprio ruolo - nuovo ruolo - di genitore del proprio figlio, ma anche il bisogno di diminuire gli stimoli - per lo stress a cui sono sottoposti - e aumentare le cure: questo si traduce in una maggiore attenzione sia al cosa si sta vivendo (nuova esperienza) ma anche al come (da cui scaturiscono le riflessioni che possono portare ad un nuovo apprendimento). Ho notato un bisogno di comprensione/rassicurazione rispetto allo sviluppo del bambino e alla loro competenza nel rispondere ai suoi bisogni, anche se poi questo si traduce in vari modi, che dipendono sia dal carattere del genitore che dalle influenze ambientali. Per esempio mamme che si rivolgono alla propria mamma, diventata nonna, quasi si sentissero inadeguate, e queste nonne che volentieri prendono il posto delle mamme e si arrogano il diritto di dire cosa fare e cosa no. Ma anche coppie genitoriali che si chiudono e rifiutano qualsiasi contatto con altre famiglie o con l’esterno, vivendo poi con disagio la solitudine e la fatica di fare tutto da soli. Ci sono genitori che chiedono costantemente se è normale che il proprio neonato si comporti così, mentre altri che non vedono l’ora di intromettersi e insegnare a tutti le cose che ‘sanno’ essere giuste per tutti i bambini - purtroppo non sapendo di non sapere!

Del programma HUG apprezzo soprattutto la semplicità: usando una similitudine, sembra l’omogeneizzato opportuno per svezzare i genitori, perché contiene tutte le informazioni dettagliate provenienti dalla ricerca scientifica aggiornata ma viene tradotto in un linguaggio colloquiale e facilmente assimilabile. Questo aspetto è quello che è stato notato dai genitori nei corsi, anche se quello che finora più li ha colpiti è la diversità dei ritmi sonno-veglia rispetto agli adulti.
Sto già integrando HUG all’interno dei percorsi di massaggio infantile e durante le consulenze educative; ho in programma alcuni incontri di gruppo per informare le famiglie in gravidanza!


Uno dei commenti che mi ha stupito: una mamma che mi raccontò “sai Martina, è stato prezioso che mi hai insegnato i segnali di sovrastimolazione: pensavo che la mia bimba non mi volesse guardare e insistevo, invece adesso che so che è solo troppo stimolata la lascio calma e dopo poco ci ritroviamo più vicine di prima!”.

Grazie Jan, grazie Benedetta!